4 maggio 2019

Oscar Accorsi dona all’Archivio Pari&Dispari la scultura Voronoi

Oscar Accorsi, scultore e compositore, ha donato all’Archivio Storico Pari&Dispari-Rosanna Chiessi  una scultura del ciclo Voronoi.  L’opera è in ferro saldato a stagno, 2018, cm 20 x 20 x 15.

Oscar Accorsi  così descrive il ciclo di opere Voronoi:

“Da quasi tre anni a questa parte sto lavorando ad alcuni cicli di opere  nati dalla mia frequentazione dei programmi modellatori 3D, in particolar modo Maxon Cinema 4d. Trovo che in questo mondo, quello impalpabile  del digitale, quello della simulazione del reale, si incontrino soluzioni tecniche di lavoro, lungo il percorso, che hanno una loro valenza estetica e che però restano dentro alla macchina che le genera. Il mio desiderio è quello di portare questi incontri, tutto sommato prosaici, fuori, nel mondo reale, cercando di mostrarne il loro lato poetico. La scultura in questione prende il nome da una  funzione che si trova nel programma di modellazione 3D che uso abitualmente e  che permette la creazione di fratture/ frantumazioni di solidi virtuali. Le linee di frattura della funzione, in questo caso, anziché provocare distruzione permettono di tenere assieme la struttura esterna e di far sì che questi solidi vuoti stiano insieme e, soprattutto, stiano in piedi. Il tutto viene prima programmato in digitale e poi costruito seguendo il modello 3d con ampia disponibilità di modifica durante il percorso costruttivo. Nello specifico, in questo caso, la funzione è applicata a cinque pannelli ritmicamente distanziati uno dall’altro, controllandone alcuni parametri.

Le linee di frattura non si collegano tra un pannello e l’altro, si sovrappongono visivamente creando un contrappunto, qui, a cinque parti che sarebbe anche semplice tradurre in suono. Vedo in questi ultimi lavori un ulteriore affinamento di un modo di pensare la scultura che già mi apparteneva sin dall’inizio, una scultura, cioè, che non fa volume, che si fa attraversare dalla luce e che, semplicemente, ritma e articola lo spazio. L’affinamento è anche l’aver ridotto al minimo gli elementi competitivi in favore di ciò che non si vede, dello spazio, del vuoto che questi elementi fendono. In più occasioni mi è venuto di fare un parallelo tra questi lavori, il ciclo Voronoi, con le modalità compositive del compositore austriaco Anton Webern, opere nelle quali le rarefatte schegge di suono usate sembrano proprio al servizio del silenzio che le accoglie. Chiudo riportando il finale del testo che Claudio Cerritelli ha scritto in occasione della recente mostra allo Studio Masiero di Milano che ben sintetizza il mio modo di lavorare adesso, a cui “Voronoi” appartiene con evidenza”.

“Queste metodologie operative sono un modo di “pensare la scultura” attraverso il fluire della luce in presenza non di volumi ma di perimetri lineari, tracciati essenziali di una tensione verso l’invisibile, non priva di rarefatte sonorità disvelate sulla soglia indeterminata del visibile. Inoltre, la presenza attiva del vuoto sprigiona diverse potenzialità dei corpi plastici sollecitando lo sguardo a entrare e uscire dai reticoli metallici in modo apparentemente neutrale, in realtà soggettivamente implicato nelle valenze emozionali del pensiero costruttivo. Non a caso, pur in questa animazione di forme meccanicamente programmate Accorsi confessa di sentirsi sempre attratto dagli stupori immaginativi di Fausto Melotti, dalla leggerezza delle sue magiche modulazioni spaziali, con lo sguardo perennemente sospeso tra virtualità e materialità della scultura”.

OSCAR ACCORSI,ATTIVITA’ ARTISTICA E OPERE

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